Una poesia di Kjell Espmark, Questa è Espnäs con una Ermeneutica di Donatella Costantina Giancaspero

 

 

Ermeneutica di Donatella Costantina Giancaspero

 

Ho postato ne "La scialuppa di Pegaso" (FB) questa poesia di Kjell Espmark. È utile riproporla alla lettura di un pubblico qualificato, perché la ritengo consimile alla poesia che noi della «nuova ontologia estetica stiamo cercando». Una poesia che apre gli spazi. E apre il tempo. Si narra di un destino di «un figlio di contadini» saltando tutto ciò che è inessenziale e andando al nocciolo di quella cosa che si chiama «destino». In questa poesia non c'è nulla di ciò che si intende in Italia per poesia esistenzialistica,  nulla viene detto di quel «figlio di contadini che girò il mondo» di cui tratta la poesia perché, in fin dei conti, i dettagli di quella singola esistenza sono, per noi lettori, inessenziali, non ci rivelerebbero nulla di essenziale a noi uomini del presente evanescente posti in un futuro altrettanto evanescente. La poesia di Espmark narra per sommi tratti saltando da una strofa all'altra interi tragitti di esistenza, va per salti e traslati, per metafore e per metonimie come sa andare una grande poesia, come deve andare una grande poesia. Fino al diapason di quel distico con quella mirabolante immagine:

 

Un abbozzo contenuto in una cartolina scolorita
dove il francobollo mostra un re che cade.

 

*

Questa è Espnäs. Qui aspetta una poco illuminata
locanda da un secolo
più predicanti e agrimensori.

Che boschi brulli, a nord del nord.
Che freddo anche nell’urna del padre
che abbiamo appena immerso nel burbero mormorio
del controllato cimitero di Strömsund:
il figlio di contadini che girò il mondo e divenne
una manciata di esitante cenere
fra la scala e il rumore dei piuoli
che si spostano sempre laggiù.

 

Non ci siamo mai incontrati.
Le nostre frasi insieme cercavano
come gira l’amo con la mosca in infelice attesa
e lo scafo – prova un nocchiero sconosciuto:
un goffo capitolo con odore di benzina.
Ma anche attraverso un padre non allenato
può arrivare il brulichio di voci:
una locanda sottoterra
con porte che sbattono nel sotterraneo vento
e ospiti che non vogliono dire il loro nome.

 

Fu nel paese vicino al lago
un divorzio cambiò la creazione.
Qualcuno rubò la stessa volta celeste
e sottrasse tutte e due le sponde.
Spiega poi ad un bambino di quattro anni
che purtroppo è andato in rovina.
E non deve toccare la parola «casa».
Un abbozzo contenuto in una cartolina scolorita
dove il francobollo mostra un re che cade.

 

Io vivo ancora in un abbozzo –
non ho mai sprecato un minuto sulla domanda
«Chi sono io?». Sopporto lo specchio della camera d’albergo
esattamente per quei secondi
che occorrono per annodare la cravatta nera.

 

Porte di cenere sbattono nella corrente.
Ospiti di cenere vanno e vengono.
Di sera aurora boreale: va inflessibile
avanti e indietro, senza spiegazione.

 

(da Kjell Espmark, Quando la strada gira, Edizioni Bi.Bo. 1993. Traduzione di Enrico Tiozzo)

 

 Kjell Espmark, tra i più importanti scrittori svedesi, è nato nel 1930 a Strömsund, una suggestiva cittadina della Svezia centro-settentrionale. Professore di Letteratura comparata all’Università di Stoccolma, nel 1981 è stato nominato membro dell’Accademia di Svezia, dove, per molti anni, ha rivestito la carica di presidente del Premio Nobel.

 

Ancora studente presso l’Università di Stoccolma, Kjell Espmark esordisce come poeta nel 1956, con la raccolta L’uccisione di Benjamin, dove si coglie la netta influenza di T.S. Eliot, influenza che verrà superata, nelle opere successive, fino al raggiungimento di un suo personalissimo linguaggio. A questo lo condurrà la ricerca compiuta a partire dal 1970. Ciò che Espmark andava perseguendo in questi anni era una sorta di “traduzione dell’anima”, la sua “materializzazione” – ovvero come l’”interiore” diventa “esterno”–, ispirandosi alla tradizione del modernismo lirico internazionale (da Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, a Eliot e Breton) e, successivamente, a quella propriamente svedese (Ekelund, Lagerkvist, Södergran, Ekelöf, Thoursie e Tranströmer). La volontà di materializzare ciò che è interno è, infatti, una caratteristica sia del simbolismo, che dell’avanguardismo degli anni ’10 e del surrealismo.

 

Poco dopo aver ricevuto la cattedra (1978), Espmark inizia a lavorare a una nuova trilogia lirica culminante con Il pasto segreto (1984). La prospettiva s’era ormai allargata, centrando l’attenzione sull’Europa e, successivamente, sul mondo intero.

 

Dalla fine degli anni Ottanta al 1990, Espmark si afferma anche come romanziere. Il ciclo di sette romanzi, L’età dell’oblio, che rappresenta una delle opere fondamentali della letteratura svedese, offre un quadro sconvolgente del malessere e dell’angoscia del Novecento. Nel frattempo, pubblica altre due raccolte di poesia: Quando la strada gira (1992) e L’altra vita ((1998): traduzione a cura di Enrico Tiozzo.

 

All’attività di poeta e romanziere, Espmark unisce quella di drammaturgo e saggista, pubblicando, tra le altre opere, una monografia su Tomas Transtömer. In totale, al suo attivo, egli annovera una sessantina di volumi, che gli hanno valso numerosi premi nazionali e internazionali.

 

Sul finire del Millennio, Espmark, ben lungi dall’esaurire la propria creatività, ha scritto alcune delle sue opere poetiche più grandi; non ultima quella composta nel 2002, dopo la scomparsa della moglie, I vivi non hanno tombe. Qui il testo è affidato interamente alla voce della moglie perduta, nella rievocazione di altre figure scomparse. Punto culminante della sua scrittura lirica è senz’altro La via lattea (2007), definita “la migliore raccolta di poesie pubblicate da un autore svedese nel 2000”.

 

Nel 2010 esce L’unica cosa necessaria, Poesie 1956-2009. Nello stesso anno I ricordi che si trovano. Del 2014 è Lo spazio interiore e, ultimo (2016), La creazione con la prefazione di Giorgio Linguaglossa, pubblicati in Italia da Aracne Editrice, nella traduzione di Enrico Tiozzo.

 

[Donatella Costantina Giancaspero vive a Roma, sua città natale. Ha compiuto studi classici e musicali, conseguendo il Diploma di Pianoforte e il Compimento Inferiore di Composizione. Collaboratrice editoriale, organizza e partecipa a eventi poetico-musicali. Suoi testi sono presenti in varie antologie. Nel 1998, esce la sua prima raccolta, Ritagli di carta e cielo, (Edizioni d’arte, Il Bulino, Roma), a cui seguiranno altre pubblicazioni con grafiche d’autore, anche per la Collana Cinquantunosettanta di Enrico Pulsoni, per le Edizioni Pulcinoelefante e le Copertine di M.me Webb. Nel 2013. Di recente pubblicazione è la silloge Ma da un presagio d’ali (La Vita Felice, 2015); fa parte della redazione della Rivista telematica L’Ombra delle Parole.]